20/06/2022 | Partner: Regione Liguria

Il Ponente Ligure visto dall’alto

C’è un modo insolito per visitare il Ponente Ligure e la Provincia di Imperia a contatto con la natura e la cultura: ammirare il territorio dall’alto percorrendo la rete dei sentieri. In questi itinerari, le vette delle Alpi Liguri si affacciano sul mare, rendendo affascinanti e unici gli scenari dell’entroterra e della costa.

Tutti i toni del grigio, del verde e dell’azzurro accompagnano qui i passi dei camminatori: il grigio delle pareti di roccia e della pietra lavorata dall’uomo, il verde tenue dei germogli primaverili e quello più carico del fogliame estivo, l’azzurro del cielo sulla testa e il blu del mare all’orizzonte. Un nome quasi ossimoro, Alpi-Liguri: vale a dire la montagna in una Regione conosciuta quasi esclusivamente per ciò che offre sul litorale. Eppure questo è il bello: una Wunderkammer all’aperto creata da Madre Natura fra il Piemonte, la Francia e la Riviera dei Fiori; una raccolta di specie floro-faunistiche, endemismi e rarità che farebbe gola al più esigente dei collezionisti. Senza dimenticare che proprio qui, a poco più di un’ora d’auto dalle spiagge, si arriva alle pendici del Saccarello, la cima più alta della Liguria (2.200 m s.l.m.).

Fra i percorsi più scenografici c’è quello dell’Alta Via dei Monti Liguri, che in 44 tappe collega Ventimiglia a La Spezia: il tratto che procede nella parte alpina attraversa le montagne guardando il mare, la Riviera dei Fiori, le vette delle Alpi Liguri e i boschi fitti. 

Oppure il Sentiero del Parco, una rete di itinerari di media-lunga percorrenza che attraversa l’area protetta del Parco Naturale Regionale delle Alpi Liguri da ovest a est: 12 tappe, con partenza dal borgo di Rocchetta Nervina in Val Nervia e arrivo al Colle di Nava in Valle Arroscia, che interessano il Sentiero degli Alpini, il Monte Toraggio, i borghi di Triora e Realdo, il Monte Saccarello, la faggeta di Rezzo e i Forti di Nava, oltre a punti privilegiati di osservazione delle fioriture e di avvistamento della fauna. Esplorando il Parco di valle in valle, lungo crinali panoramici e versanti, mulattiere e nuclei storici, ogni sosta può essere arricchita con una visita culturale alla scoperta di un borgo antico, di una leggenda o di un tassello importante della storia locale.

Ovunque nel Parco, se ci si affaccia dai sentieri, si scorgono tracce dell’uomo: villaggi con chiese affrescate, parrocchiali barocche, ponti e malghe in pietra, opere difensive e piccoli musei che portano avanti memorie e tradizioni di una gente abituata al volto meno conosciuto ma più suggestivo e autentico del territorio.

Borghi preziosi che valgono la sosta: Cosio d’Arroscia, per far visita al Museo “In Herbis Salus” con la sua collezione di erbe aromatiche e officinali; Mendatica, per conoscere tutte le tradizioni e le memorie della transumanza al Museo Etnografico “Civiltà delle Malghe”; oppure Montegrosso Pian Latte, per immergersi nei ricordi dei carbonai e dei “cavagnari”, gli intagliatori dei tipici cesti in legno di nocciolo. A Rezzo si possono ammirare il Castello dei Clavesana e il Santuario della Madonna Bambina (XV secolo), con il suo ciclo di affreschi risalenti al XV-XVI secolo; a Pigna le opere pittoriche di Giovanni Canavesio (XV-XVI secolo) nelle Chiese di San Michele e di San Bernardo; a Rocchetta Nervina i ponti medioevali sul Rio Barbaira e i resti del castello comitale costruito dalla famiglia Doria. Oppure ci si può fermare a Triora, nel cosiddetto “Paese delle Streghe”, il cui soprannome resiste ancora oggi e ricorda che qui, dal 1587 al 1589, si svolse un importante processo condotto dal Tribunale dell’Inquisizione, terminato con sentenze di condanna nei confronti di alcune donne del paese.

Le storie delle antiche contese territoriali, dei passaggi di maestranze artistiche e delle tradizioni locali si intrecciano facilmente alla natura, come sulle pagine di un grande libro: un mélange straordinario di natura incontaminata e paesaggio antropizzato, dove la biodiversità dialoga a tu per tu con l’espressione artistica e il lavoro quotidiano dell’uomo, dalla Preistoria a oggi.

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